HOME FORUM Pianificazione delle zone costiere terrestri e marine Concessioni demaniali e tutela ambientale

Questo argomento contiene 4 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  mauro 1 anno, 2 mesi fa.

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  • #923

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    Gli habitat naturali presenti nelle spiagge italiane risultano attualmente molto frammentati e spesso manomessi, anche a causa di disturbi antropici locali che impattano direttamente sulle fasce dunali. Tra la popolazione locale, la categoria che interagisce maggiormente con la fascia costiera è certamente quella dei titolari di concessioni demaniali: gestori di stabilimenti balneari, ma anche associazioni veliche ed, in alcuni casi, gli operatori della piccola pesca. Da un lato quindi la fascia costiera costituisce un’importante ecosistema, dall’altro lato la spiaggia rappresenta la principale attrattiva turistica della zona, che attira ogni anno migliaia di turisti e visitatori. D’altra parte le attività turistiche, se gestite in maniera “sostenibile”, costituiscono un settore economico strategico. Tale situazione può certamente generare conflitti tra le esigenze di tutela ambientale e gli interessi socioeconomici delle concessioni demaniali.

    #938

    Alessandro Mattei
    Partecipante

    Salve a tutti,
    mi pare che uno dei problemi principali dell’argomento concessioni balneari in Italia in questo momento sia la cosiddetta “direttiva Bolkestein”.
    Le imprese balneari italiane sono tipicità nazionali a tutti gli effetti e offrono un monitoraggio costante del territorio sia da un punto di vista ambientale che della pubblica sicurezza della balneazione.Gran parte degli attuali concessionari, che rappresentato da piccoli imprenditori, sono preoccupati di veder vanificati gli sforzi compiuti in lunghi anni di lavoro nella creazione del valore economico degli stabilimenti balneari.
    Il quadro normativo italiano, prima della direttiva servizi, era più certo tanto che ha dato la possibilità ai concessionari balneari di investire diversi milioni di euro nelle strutture turistiche ricettive, soprattutto a partire dal 2006, anno in cui si è assistito a un forte rinnovamento delle strutture balneari che, grazie al rinnovo automatico, hanno permesso agli istituti bancari di iscrivere ipoteca sulle strutture (previo nulla osta degli uffici demaniali) per mutui di durata anche ventennale. Ora mi chiedo se una liberalizzazione delle concessioni non creerebbe il rischio di aumentare i rischi ambientali nel nome del maggiore profitto.

    #939

    Alessio Satta
    Partecipante

    La Direttiva Bolkestein impone di mettere a bando le concessioni demaniali alla loro scadenza. Questo avrebbe come conseguenza che da un lato aumenterebbero le richieste che vorrebbero aumentare le aree demaniali in concessione privata e dall’altra si consoliderebbero sostanzialmente sine die le cubature già realizzate sulle aree in concessione. Tutti dovrebbero essere richiamati ad una maggiore responsabilità rispetto al tema “spiagge”, i bagnanti che con il loro comportamento possono fare la differenza, i gestori degli stabilimenti e delle spiagge attrezzate per trovare modalità più idonee e sostenibili per garantire i servizi, le istituzioni che considerando come il numero di concessioni rilasciate sia ormai enorme dovrebbero sospendere il rilascio di nuove autorizzazione per l’occupazione delle spiagge rimaste libere e meglio dovrebbero garantire il rispetto regole e delle prescrizioni contestuali alle concessioni già rilasciate. Risalendo gli 8.000 km di coste, scopriamo però non solo modelli in negativo, ma anche casi virtuosi: per quanto riguarda le Regioni il modello da seguire è, ad esempio, quello della Puglia che sulle proprie coste, soggette a importanti fenomeni erosivi, ha realizzato studi approfonditi ed estremamente dettagliati a cui si sono aggiunti analisi comune per comune sulle concessioni demaniali e l’occupazione delle spiagge indicate addirittura al metro quadro; tutti questi dati sono facilmente accessibili via internet ed anche questa è una elemento non secondario assolutamente positivo. Così come troviamo modelli di gestione attenta sia alle esigenze dei bagnanti che a quelle dell’ambiente, come nel caso della spiaggia di Bidderosa, vicino Orosei in Sardegna, una delle più belle e pregiate aree costiere della regione. Qui la fruizione intelligente del territorio, in piena linea coi principi di sviluppo sostenibile, permette di raggiungere obiettivi come l’aumento dell’occupazione locale, tutela ambientale e protezione delle zone umide retrostanti. Un modello descritto perfino dal New York Times, ma poco conosciuto in Italia! Esistono modelli possibili, dunque, si a in Italia che nel resto del Mediterraneo in grado di raggiungere obiettivi di tutela di un bene comune. Esistono così anche dei principi da seguire: per aiutare a comprendere come gestire le nostre coste. Il WWF ad esempio ha proposto un Decalogo di azioni per la gestione delle spiagge. Anche la Conservatoria delle coste ha predisposto delle linee guida per la gestione integrata delle spiagge che è possibile scaricare a questo link: http://www.sardegnaambiente.it/documenti/23_217_20131219102922.pdf

    #941

    Alessandro Mattei
    Partecipante

    Grazie per il contributo. Mi sembra effettivamente importante affrontare l’aspetto della tutela ambientale considerando anche che nella maggior parte delle coste italiane è in atto un processo irreversibile di erosione costiera. Un altra domanda. Come si concilia il problema della nidificazione delle tartarughe con l’uso balneare? Esistono delle spiagge in Italia dove i due usi coesistono?

    #946

    mauro
    Partecipante

    Propongo questo testo, che ho scritto 3 anni fa, per spiegare la questione.
    Provo a spiegare la questione spiagge, cercando di essere breve e nelle stesso tempo abbastanza chiaro, omettendo i riferimenti normativi, perché la questione è lunga e un po’ complessa.
    Gli stabilimenti balneari sono da sempre in concessione (in uso). La spiaggia è un bene di Stato che non può essere venduto. Non per motivi ambientali, come molti pensano, ma perché è considerato confine di stato: è questo che ha tutelato le spiagge fin’ora.
    Le concessioni per gestire uno stabilimento balneare, rilasciate dagli anni 50 in avanti, sono sempre state rinnovate a favore del precedente concessionario, anche se la normativa in questione ha subito modifiche nel tempo.
    Nel 2009 l’europa interviene sulla materia affibbiando una procedura d’infrazione all’Italia, perché con il rinnovo automatico delle concessioni, non rispetterebbe una direttiva del 2006, la direttiva servizi (Conosciuta dai più come direttiva Bolkestein). L’ europa chiede che le concessioni demaniali, alla scadenza, siano assegnate mediante evidenza pubblica, cioè un’asta.
    In teoria questo parrebbe giusto: un bene pubblico, la spiaggia, dovrebbe essere disponibile a tutti. Cosa non considera l’europa allora? Principalmente non considera che è vero che la concessione è su una spiaggia pubblica, ma l’azienda che c’è sopra è di qualcuno. E questa azienda, per esistere, ha avuto dei costi. Costi finanziari, perché qualcuno ci ha investito soldi propri o chiesti in banca e costi umani, perché qualcuno ci ha investito tempo e fatica.
    Ma perché questa gente ha investito soldi e fatica in una cosa che non è loro: la risposta è semplice: perché fino a poco tempo fa era garantito il rinnovo di questa concessione, e questa garanzia era data da leggi dello stato.
    Ora da 4 anni, tutti questi investimenti sono praticamente bloccati, e i primi a farne le spese sono state le aziende che producono e vendono materiale per le spiagge: molta gente licenziata o in cassa integrazione.
    Poi c’è la preoccupazione di chi ha impostato la sua vita su questa scelta e si trova senza futuro, senza soldi e … senza casa. Si senza casa, perché qualcuno per chiedere soldi in banca non ha potuto mettere a garanzia il proprio stabilimento balneare, non si può, non è il tuo, ma ha messo a garanzia i propri beni.
    Quindi ti portano via l’azienda, e rimani senza reddito e poi la banca si porta via il resto.
    Non sono pochi, dovrebbero essere circa in 30.000.
    Ma perché l’europa non vede queste cose: perché nessuno dei governi che si sono succeduti in questi anni è mai andato a spiegarglielo, nonostante più volte abbiano promesso di farlo.
    E perché non ci vanno? Perché è ormai chiaro che vogliono dare le spiagge a chi interessa loro! Non alle imprese, quasi sempre a gestione familiare, che le hanno adesso, ma a qualche grosso investitore.
    In Spagna, ad esempio, dove sulla spiaggia ci sono grossi investimenti di banche tedesche, li hanno tutelati col prolungamento della concessione a 75 anni di durata, e col benestare dell’europa.
    Obbiezioni generali:
    Ci sono poche spiagge libere: è vero, ma con la bolkestein non ce ne saranno di più, non c’entra; I canoni pagati per le spiagge sono bassi: è vero, non sempre, ma basterebbe aumentarli, anche questo non c’entra; I bagnini non pagano le tasse: bene, io dico che tutti quelli che hanno una partita iva e lavorano con privati non pagano le tasse: che facciamo, facciamo chiudere tutti o iniziamo a fare controlli seri? Comunque anche questo non c’entra!

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